Sabato 7 Novembre 2026 | ore 15:30

Teatro del Popolo – via Palestro, 5

Stefano Rausei

presenta L’estremo del minimo – Anatomia del buon senso (Luca Sossella Editore). Modera Michele Aspesi.

Ci sono luoghi dell’esperienza in cui la competenza, da sola, non basta.
Luoghi in cui ogni decisione rimette in gioco non soltanto il sapere, ma
la persona intera: la sua storia, i suoi valori, la sua capacità di misura. L’estremo
del minimo prende avvio da qui. Stefano Rausei, chirurgo generale
esperto di chirurgia oncologica, formatosi al Policlinico Gemelli di Roma
e in Lombardia, oggi direttore di reparto nel Servizio sanitario nazionale,
racconta la propria formazione e la propria esperienza senza indulgenza
polemica e senza alcun compiacimento autobiografico.

Al centro del libro c’è una ricerca di equilibrio: tra le radici familiari – una
famiglia di artigiani marchigiani, il rispetto, il senso del dovere – e una professione
esercitata là dove la vita si espone nella sua forma più vulnerabile.
Nel rapporto con la cura, con la famiglia, con i colleghi, con l’istituzione,
questo libro fa emergere un’idea non scontata di buon senso: non una dote
spontanea, ma una pratica severa dell’umano, capace di orientare quando
le formule e le teorie non bastano e le semplificazioni diventano cieche.
Da questa prospettiva prende forma anche una riflessione sullo stato del
Servizio sanitario nazionale, segnato da fragilità strutturali e da domande
di salute in continua espansione.

L’essere e il diventare chirurgo offrono così un punto di osservazione singolare
sull’umano, sui suoi vizi e sulle sue grandezze, sulle fatiche di un
sistema chiamato a rispondere a bisogni crescenti con risorse sempre più
ristrette. L’autore osserva queste tensioni dall’interno, cercando un punto
di equilibrio tra lucidità critica e fedeltà al proprio compito.

Per questo L’estremo del minimo non è soltanto il racconto di una vocazione
medica. È una riflessione sulla responsabilità di chi agisce quando
ogni gesto, anche il più piccolo, può diventare decisivo.
In un tempo che misura tutto in termini di efficienza, prestazione e protocolli,
Stefano Rausei riporta l’attenzione su ciò che resta irriducibile: la
presenza, il giudizio, la delicatezza del limite, la capacità di tenere insieme
rigore e compassione.
Il senso buono, allora, non appare come ciò che precede il pensiero, ma
come ciò che lo porta alla sua prova più alta.

Sabato 7 Novembre 2026 ore 15:30

Teatro del Popolo – via Palestro, 5

Stefano Rausei

presenta L’estremo del minimo – Anatomia del buon senso (Luca Sossella Editore). Modera Daniele Somenzi.

Ci sono luoghi dell’esperienza in cui la competenza, da sola, non basta.
Luoghi in cui ogni decisione rimette in gioco non soltanto il sapere, ma
la persona intera: la sua storia, i suoi valori, la sua capacità di misura. L’estremo
del minimo prende avvio da qui. Stefano Rausei, chirurgo generale
esperto di chirurgia oncologica, formatosi al Policlinico Gemelli di Roma
e in Lombardia, oggi direttore di reparto nel Servizio sanitario nazionale,
racconta la propria formazione e la propria esperienza senza indulgenza
polemica e senza alcun compiacimento autobiografico.

Al centro del libro c’è una ricerca di equilibrio: tra le radici familiari – una
famiglia di artigiani marchigiani, il rispetto, il senso del dovere – e una professione
esercitata là dove la vita si espone nella sua forma più vulnerabile.
Nel rapporto con la cura, con la famiglia, con i colleghi, con l’istituzione,
questo libro fa emergere un’idea non scontata di buon senso: non una dote
spontanea, ma una pratica severa dell’umano, capace di orientare quando
le formule e le teorie non bastano e le semplificazioni diventano cieche.
Da questa prospettiva prende forma anche una riflessione sullo stato del
Servizio sanitario nazionale, segnato da fragilità strutturali e da domande
di salute in continua espansione.

L’essere e il diventare chirurgo offrono così un punto di osservazione singolare
sull’umano, sui suoi vizi e sulle sue grandezze, sulle fatiche di un
sistema chiamato a rispondere a bisogni crescenti con risorse sempre più
ristrette. L’autore osserva queste tensioni dall’interno, cercando un punto
di equilibrio tra lucidità critica e fedeltà al proprio compito.

Per questo L’estremo del minimo non è soltanto il racconto di una vocazione
medica. È una riflessione sulla responsabilità di chi agisce quando
ogni gesto, anche il più piccolo, può diventare decisivo.
In un tempo che misura tutto in termini di efficienza, prestazione e protocolli,
Stefano Rausei riporta l’attenzione su ciò che resta irriducibile: la
presenza, il giudizio, la delicatezza del limite, la capacità di tenere insieme
rigore e compassione.
Il senso buono, allora, non appare come ciò che precede il pensiero, ma
come ciò che lo porta alla sua prova più alta.